XTRMNTR – Primal Scream

Non ho conosciuto i Primal Scream con quest’album, li avevo conosciuti grazie alla cover che i Manic Street Preachers avevano registrato di Velocity Girl, b-sides del loro terzo singolo. Adoravo la cover, scoprii la versione originale, mi piacque ma li lasciai in stand-by.

Poi arrivò un brutto periodo: era finita la mia temporaneissima e folle storia durata, a seconda dei calcoli, tre giorni o tre mesi, ed ero arrabbiatissimo. Non con lei, per carità, che colpa ne aveva se c’era tutta quella distanza? Ma ero arrabbiato per tutto, non riuscivo ad essere triste, ero arrabbiato e provavo a lottare ma non riuscivo ad ottenere risultati. Così, leggendo casualmente la biografia dei Primal Scream, scoprii che avevano registrato un album, XTRMNTR, considerato uno dei dischi più “pesanti” ed incazzati della storia. Era incazzatura politica, e la mia invece era incazzatura sentimentale, ma perché non provarci?

Funzionò a meraviglia: la mattina mi alzavo per andare all’università a piedi (quattro chilometri circa), e durante il tragitto dell’andata l’unica cosa che riusciva a tenermi in piedi era questo disco. Violento e distorto, urlato e schitarrato, con bassi potentissimi (Kill Your Hippies ed Exterminator), suoni incomprensibili (Accelerator, distortissima dul disco e invece pulitissima, seppur carica, dal vivo), elettronica portata all’estremo (Swastika Eyes, presente anche in versione remixata dai Chemical Brothers, vista dal vivo e potentissima), e poi pezzi più tranquilli ma altrettanto belli (Blood Money, strumentale pieno di mistero).

Io il disco l’ho comunque condiviso nella sua interezza con me stesso, con quelle mattine d’inverno tristi e con la rabbia che provavo. Lo ascolto sempre con piacere, non è il mio loro album preferito ma mi piace moltissimo.

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Xchè Sì – Articolo 31

Scorrendo la lista delle canzoni contenute nei vari album degli Articolo 31, probabilmente Xchè Sì è quello che non ne contiene di famose: in qualsiasi altro album c’è almeno un tormentone universalmente riconosciuto, e in questo nessuno. Gli stessi pezzi inseriti nel greatest hits uscito l’anno dopo sono sicuramente tra i pezzi meno famosi degli Articolo.

Eppure, c’è un eppure. Eppure Xchè Sì è il mio loro album preferito. Premetto che non sono sicuro di riuscire a scindere il merito artistico dal merito personale, cosa che invece riesco sicuramente a fare per altri album. Xchè Sì è un disco che adoro perché mi ricorda di un periodo preciso della mia vita, e probabilmente lo adoro non tanto per la bellezza del periodo quanto piuttosto perché me lo ricorda nitidamente. E tutto questo grazie ad un episodio.

Durante il mio anno di ribellione erano cambiate moltissime cose nella mia vita, alcune non per scelta: era entrata Gra ed era uscita Carola, e con lei gli altri miei “amici” in classe, costringendomi a farmene di nuovi, che poi mi avrebbero portato tra gli SQUOT (e questo l’ho già raccontato). Ma quell’anno fu di cesura totale col passato: mi scoprii veramente molto di sinistra, iniziai a frequentare ambienti politici giovanili e ad ascoltare musica “militante”. E, anche se non erano propriamente militanti, gli Articolo 31 erano tra questi. A partire dall’estate precedente io e Gra avevamo iniziato ad ascoltare e poi a condividere Domani Smetto, che forse è il più politicizzato tra tutti, ma durante le mattine dell’anno successivo, ovvero l’anno della ribellione, andavo a scuola con felpa col cappuccio e Gazelle, e nel mio lettore mp3 c’era sempre Xchè Sì. E l’ascolto che me lo fece fissare dentro fu durante una giornata particolarissima a scuola: eravamo entrati in classe soltanto io e Ciccio (tutti gli altri non entrando avevano implicitamente aderito ad una protesta di destra), e dopo un paio di ore sua mamma lo venne a prendere. Nessuno dei miei genitori poteva venire, così durante quelle ore da solo ascoltai in repeat quell’album, tanto ero solo in classe. Lo ascoltai e qualcosa dentro mi disse “questo è il tuo disco, è il disco della ribellione”. E così fu.

In realtà qualcosa di “ribelle” c’è: canzoni come Senza Regole o Luna Park Mentale sono ribelli in modo esagerato. Ed è questa la caratteristica del disco: è estremo, sboccato e provocatorio, anticipando di parecchi anni l’ondata dei vari Fabri Fibra & c. Ci sono canzoni che mi emozionano pur senza particolari condivisioni (Perché Sì, Strada Di Città 2000 col suo bellissimo ritornello che dice “sento voci che mi chiamano/dentro una fotografia/da queste strade che raccontano/tutte le storie più la mia), Il Motivo e Stella sola. Soprattutto le prime due che ho elencato sono canzoni che mi scavano dentro pur senza un motivo preciso, mi fanno impazzire e basta. Poi c’è Sulla Stessa Corsia, una bellissima canzone sull’amicizia all’interno di un gruppo di amici cresciuti insieme, che più volte mi sono trovato a dedicare agli SQUOT. E poi ci sono due pezzi assurdi ma spettacolari.

In Ouh! viene raccontato di un’ipotetica serata in discoteca con conseguenti avventure e amenità varie. Io e mio fratello adoriamo questa canzone, e soprattutto la adoriamo perché DJ Jad, in questo disco forse un briciolo sottotono rispetto ai precedenti, ha campionato Dune Buggy degli Oliver Onions, ovvero la canzone principale di Altrimenti Ci Arrabbiamo con Bud Spencer e Terence Hill. Io e mio fratello abbiamo visto parecchi loro film più volte, ma se c’è uno a cui siamo legati in maniera profondissima è proprio quello: ne recitiamo tranquillamente intere sezioni a memoria anche mentre non lo stiamo guardando. Iniziai a guardare i loro film quando in teoria ero “già grande”, o comunque non ero più un bambino, e in qualche modo mi “ricordavano” qualcosa che non avevo mai vissuto (un po’ come i primi tre album di Cat Power, solo che i film di Bud Spencer e Terence Hill mi riportano ancora più indietro). E li adoriamo ancora.

E la seconda canzone è l’assurda Il Mio Consiglio, in cui J-Ax e Grido e Thema dei Gemelli Diversi vengono arrestati (con tanto di introduzione parlata lunghissima) e raccontano le loro malefatte. La canzone di per sé non è niente di che, ma io la adoro perché mi ricorda tantissimo Ciro, il fratello di un’amica di Ale che iniziò ad uscire con noi quando io ed Ale mettemmo insieme una comitiva di amici, tantissimi anni fa. Alla fine rimanemmo solo noi quattro (io, Ale, l’amica e Ciro) e poi anche loro due sarebbero usciti e saremmo rimasti da soli (pochissimi ma buonissimi). Ma Ciro era un personaggio assurdo, una specie di ragazzino poco cresciuto (aveva due anni meno di me, e sto parlando di me in età non così avanzata), arrapatissimo fino all’autoironia, col quale condivisi parte del mio “anno ribelle” cercando di entrare in discoteca il sabato pomeriggio (fin quando non venni picchiato e non ci tornai più) e in generale delirando. Non lo vediamo da tantissimi anni, eppure è al centro delle nostre risate e delle nostre imitazioni, proprio perché era un personaggio “caratterizzatissimo”. E adorava Il Mio Consiglio, inspiegabilmente (visto che conosceva solo questa), così un giorno io ed Ale ci sedemmo a tavolino ed iniziammo a scriverne una parodia in cui ogni strofa veniva idealmente cantata da uno dei nostri “personaggi”. Abbiamo ancora il testo della canzone (ce l’ha anche lui, nel quaderno che gli regalai per i suoi trent’anni) e veramente, è uno dei nostri picchi creativi.

Adoro questo disco per le condivisioni con la gente e anche per le condivisioni con me stesso: impossibile ascoltarlo senza tornare con la mente a quell’epoca, sorridere, sentirmi felice ed appioppargli un inevitabile 10.

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Wipeout HD – AA.VV.

Sette mesi dopo il suo matrimonio, Ale mi fece un regalo che ebbe un’importanza logistica non indifferente, ma soprattutto un’importanza emotiva rivolta al futuro molto forte: per la mia laurea mi regalò la Playstation 3. Ricordo ancora il momento in cui me la diede, appena prima dell’inizio dell’epica finale di Champions League vista col proiettore in campagna da me e che ci ha visti commuovere alla fine; la motivazione del regalo era “per non smettere di giocare quando andrai a Padova”, ma il mio primo pensiero fu controllare se esistesse un Wipeout per la Playstation 3. Esisteva, si chiamava Wipeout HD, lo comprai subito l’indomani al Gamestop del Katanè e iniziai a capire un paio di cose.

La prima era che la colonna sonora era personalizzabile, così copiai dentro tutte le colonne sonore dei Wipeout usciti fino ad allora (inclusi quelli a cui non ho mai giocato per motivi di piattaforma ma di cui ho comunque la colonna sonora) e in realtà ci volle poco per capire che, dopo tutti quegli anni, la colonna sonora perfetta era ancora quella di Wipeout Fusion. La seconda era che in modalità multigiocatore non esisteva una sfida come quelle di Wipeout Fusion, che mescolava gara normale ed eliminatore, ma in compenso era tornato l’eliminatore (da Wipeout 3), e così, con opportuni accorgimenti, riuscimmo a creare un sistema di punteggio complicatissimo (e che, dopo anni, forse potrebbe essere rivisto sensibilmente) che ci permette di creare dei “campionati” che durano un’oretta circa.

Ci giocammo insieme la prima volta per la mia festa di laurea, ma fu una partita brevissima per via dei mille parenti presenti; subito dopo la mia partenza per Padova, con Playstation 3 annessa, iniziammo una bellissima tradizione di giocate durante le vacanze (estive o natalizie), per cui, a differenza degli anni precedenti, chi vince il campionato di una sera (a sua volta basato su un numero variabili di gare fino al raggiungimento del punteggio previsto) vince “un punto”, e per ogni sezione vacanziera si arriva a 2 o 3 vittorie, in base al numero di serate che abbiamo a disposizione. Chi arriva al numero prestabilito è il “campione in carica” e lo resta finchè non ci rivediamo, mesi dopo, per un’altra partita.

E così il tutto diventa quasi una scusa: ci vediamo, mangiamo insieme, chiacchieriamo, e a margine giochiamo, con questa nuova modalità (divertentissima), con i nostri calcoli assurdi e con la musica che adoriamo da anni. La colonna sonora di Wipeout HD, che di per sé esiste, è completamente ininfluente: è quella di Wipeout Fusion ad essere onnipresente, con le stesse imitazioni di sempre e la stessa magia di sempre.

Nonostante gli anni, anzi, forse proprio a causa degli anni. E nonostante i chilometri.

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Wipeout Fusion – AA.VV.

Premessa necessaria a questo post: dopo aver venduto Wipeout, il gioco “ufficiale” di me ed Ale per la Playstation fu un gioco assurdamente divertente, che consisteva nel “pescare”. Lo schermo era diviso in due, ognuno di noi controllava una canna da pesca attraverso il joypad, ed il gioco era fatto veramente bene, facendo vibrare il joypad come in base a come e quanto tirava il pesce, e facendo ritirare la lenza girando la manopola del dual shock come fosse un mulinello. Per anni quello fu il nostro gioco ufficiale: ci giocavamo tantissimo ogni estate e poi, da quando iniziammo a diventare veramente amici e a passare un sacco di tempo insieme anche d’inverno, ci giocammo praticamente sempre. Inaugurammo un rito che sarebbe durato un sacco di anni, anche mentre lui aveva una storia importante: il venerdì sera, ogni venerdì sera, andavo a cena da lui, passando prima in pizzeria a prendere due pizze (i suoi il venerdì sera erano e sono sempre fuori), poi cenavamo e giocavamo tutta la sera. Giocavamo a pescare, facevamo campionati, tornei, di tutto. E ci divertivamo come i pazzi.

Poi accadde un cambiamento importante: Ale rivendette la sua Playstation 1 e comprò la 2, e così avremmo dovuto cambiare gioco ufficiale. Nel frattempo io diventai amico di Martino (e, nella stessa estate, degli SQUOT, ma questo l’ho raccontato), la cui madre aveva un negozio di videogiochi: per qualche stranissima coincidenza Marti seppe che adoravo Wipeout (anche se non ci giocavo da anni) e mi regalò una copia di Wipeout Fusion, che era l’ultima versione, per Playstation 2. Ovviamente la portai ad Ale, e diventò il nostro gioco “ufficiale”. Con una grossissima differenza rispetto al gioco della pesca: Wipeout Fusion aveva una bellissima colonna sonora. Tra tutti i Wipeout usciti nel corso della storia di questa serie (tragicamente finita con la chiusura dello Studio Liverpool, ovvero il nuovo nome della Psygnosis), Wipeout Fusion è quello alla cui colonna sonora sono più legato. E’ vero, mi piace moltissimo anche quella del primo Wipeout, ma un conto è vivere una colonna sonora per qualche mese, un conto è farlo per anni. Sì, perché Wipeout Fusion fu il nostro gioco “ufficiale” dalla fine dell’estate in cui diventai amico di Marti, e lo fu per altri quattro anni. Durante questi quattro anni ogni giorno d’estate ed ogni venerdì non d’estate c’erano sempre tornei tra me ed Ale. La modalità di gioco era estremamente interessante, ed è un peccato che non sia stata replicata in nessun altro Wipeout: si vincevano punti in base al piazzamento in una gara con un bonus per ogni navicella nemica eliminata. In questo modo era necessario cercare di arrivare per primi ma contemporaneamente bisognava cercare di eliminare qualche avversario per racimolare altri punti: questa modalità era molto più equilibrata dell’eliminatore di Wipeout 3, che poi sarebbe tornato anni dopo (ma sarà materia per il prossimo post). In ogni caso, io ed Ale giocammo veramente tantissimo a questo gioco, sempre con un occhio di riguardo verso la colonna sonora. Mentre giocavamo cantavamo (e cantiamo) i pezzi della colonna sonora con i suoni delle nostre imitazioni dei personaggi (per la precisione, un nostro cugino ed un nostro vecchissimo amico), e sebbene Ale non mi abbia mai espresso, a differenza del primo Wipeout, la preferenza per una traccia in particolare, io ne ho parecchie, su tutte Papua New Guinea dei The Future Sound Of London (capolavoro epocale) e Funny Break degli Orbital (altro capolavoro). Ma in generale, ogni pezzo ha una storia, ed è una storia lunghissima, durata anni, partite, campionati, imitazioni, risate, sorprese ed abbracci. L’abbiamo anche ascoltata un giorno in macchina tornando dalla nostra tradizionale gita ad Etnaland per festeggiare i nostri compleanni ravvicinatissimi.

Quando Ale mi comunicò la rottura della sua Playstation 2 ci rimasi male, ma in fondo era la primavera che avrebbe portato all’estate che avrebbe portato all’autunnoperfetto, e quindi avevamo veramente tantissimo altro a cui pensare e da fare. Finchè, appena iniziato l’autunno perfetto, Marti mi prestò la sua Playstation 2, che portai prontamente da Ale per riprendere a giocare a Wipeout Fusion. Poi conobbe la sua futura moglie e dilatammo le partite in maniera radicale, e poi Marti tornò da Roma e gli riportai la sua Playstation. Sembrava la fine, ma non lo fu.

Già durante i quattro anni precedenti, ma soprattutto durante l’autunno perfetto, notai una cosa. Io ed Ale per le nostre partite sceglievamo sempre la stessa automobile-navicella: io la Feisar, essendo costretto a tradire la mia amata AG Systems, che avevo sempre scelto nei primi tre Wipeout ma che qui non era più presente, e lui la Van-Uber. Ecco, notammo che ogni tanto lui diventava “immortale”; per quanto potesse sbattere contro i muri o venire colpito da missili nemici, non esplodeva mai. Inizialmente sembrava una casualità, poi mi resi conto che capitava spesso (non sempre), e nessuno di noi sembrava capire perché. Lui ne era felice, ovviamente, ma non capiva. Finchè, durante l’autunno perfetto, mi disse di aver capito quale fosse la causa scatenante della sua invincibilità, e mi disse anche che non me l’avrebbe mai detta, altrimenti io avrei cercato di evitare questa causa. Io ci rimasi malissimo, e lui rincarò la dose: il giorno in cui mi avrebbe svelato il mistero sarebbe stato anche quello in cui avremmo smesso di giocare.

E così, un giorno decisi che era finita: era la sera del suo addio al celibato, che sarebbe consistito in una serata a base di videogiochi a casa mia, con suo fratello e due loro cugini. Ma, prima dell’inizio della serata, ci trovammo solo noi due per la resa dei conti: mi feci riprestare per l’occasione la Playstation 2 da Marti e giocammo a Wipeout Fusion ma con la colonna sonora del primo Wipeout, per chiudere il cerchio (in realtà il cerchio si sarebbe riaperto sette mesi dopo, ma io ancora non potevo saperlo). Facemmo un torneo, che vinsi per 3 a 1 (dove, per il sistema di punteggio da noi inventato per Wipeout Fusion, un punto veniva conquistato per ogni campionato da 3 o 5 giri vinto), e poi mi spiegò il trucco che lo faceva risultare invincibile (una particolare arma che, se sparata da me, lo rendeva misteriosamente invulnerabile per tutta la gara). Vinsi, e restai campione di Wipeout Fusion per l’eternità.

Solo che non potevo sapere che sette mesi dopo sarebbe arrivata una sorpresa inaspettatissima.

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Wipeout 3 – AA.VV.

Quindi la cronologia è più o meno questa: d’estate con Ale scopro Wipeout e la sua colonna sonora, che mi fa impazzire, e lo compro per pc. Un paio di mesi dopo prendo Wipeout 2097 che funziona per pochi mesi, e la musica è deludente. L’estate dopo prendo il cd della colonna sonora aggiuntiva del primo Wipeout e mi fa impazzire. Subito dopo inizia il liceo.

L’inizio del liceo fu per me traumatico per un motivo: avevo avuto un compagno di classe, durante tutto l’arco delle medie, che era stato il classico “migliore amico”; io sfigato, lui pure, c’eravamo trovati. Ma l’inizio del liceo ci catapultò nel mondo “adulto”, e fa molto ridere pensandoci ora, ma litigammo violentemente per via della politica e smettemmo praticamente di parlarci, nonostante fossimo ancora in classe insieme. Lo “rimpiazzai”, anche se il termine è pessimo, con un altro compagno di classe. Anche lui abbastanza sfigatello, eravamo molto amici e lo restammo per i primi tre anni di liceo, vedendoci spesso di pomeriggio (oltre che di mattina) e, soprattutto, passando insieme tutte le giornate di “non scuola” (occupazioni, scioperi, assemblee) a casa sua, a giocare a Wipeout 3. Sì, perché nel frattempo era appena uscito il terzo capitolo (stavolta preso “in diretta”) o quasi, solo che per pc non sarebbe uscito perché la Psygnosis era stata comprata dalla Sony, e quindi da quel momento tutti i loro giochi sarebbero usciti soltanto per Playstation. Così lui comprò Wipeout 3 e ci giocammo veramente tantissimo. Le nostre gare preferite erano la nuova modalità “eliminatore”, in cui più che il piazzamento era importante il numero di avversari eliminati (praticamente si realizzava un punto per ogni avversario eliminato e un punto per ogni giro completato, e vinceva chi arrivava prima al numero stabilito, di solito 20). Passammo veramente tantissimi pomeriggi (e anche qualche mattina) con questo splendido gioco, lasciando stare la modalità di gioco “normale” e concentrandoci su quella “eliminatore”.

Non c’è Wipeout senza musica, comunque, e quella di Wipeout 3 raggiungeva livelli altissimi: la maggior parte dei pezzi era prodotta da Sasha, un DJ (da non confondere con l’omonimo cantante pop di “If you believe”), e molti erano veramente bellissimi. La traccia iniziale, Feisar, e quella finale, Xpander, sono per me due capolavori. E poi ci sono altri due pezzi degni di nota. Il primo, chiamato Influence, era dei Chemical Brothers. In realtà il pezzo si chiamerebbe Under The Influence, ma nel gioco si chiamava così. L’estate prima di iniziare a giocare a Wipeout 3 era uscita Hey Boy Hey Girl, il mio secondo pezzo dei Chemical (il primo era Chemical Beats, conosciuto l’estate ancora prima giocando al primo Wipeout). Influence (per anni pensai che si chiamava così) era uno dei miei pezzi preferiti di sempre per un semplice motivo: ascoltandolo con un subwoofer, come quello che avevo in camera, intorno al trentesimo secondo iniziava un boato che faceva tremare la stanza, la casa e probabilmente tutto il pianeta. Non ho mai sentito delle basse frequenze come quelle, e ancora mi fanno tremare le budella.

Il secondo pezzo degno di nota, invece, è Lethal Cut dei Propellerheads. E’ degno di nota non perché all’epoca mi piacesse molto (era abbastanza incolore, per me), ma piuttosto perché, quando moltissimi anni con gli dopo facemmo il quinto viaggio SQUOT in Irlanda, tra Dublino e Galway, tutti rimanemmo colpiti dal fastidiosissimo suono dei semafori pedonali di Dublino quando diventavano verdi. Ecco, quel suono era lo stesso suono dell’inizio di Lethal Cut, che poi continua potentissima e con un battito fantastico, ma all’epoca non riuscivo ad apprezzarla; dopo l’Irlanda, invece, diventò un capolavoro.

Per quanto riguarda il gioco, lo completai per i fatti miei, moltissimi anni dopo, emulandolo su pc. Era un casino, bisognava vincere su ogni pista (8) con ogni macchina (8) a tutti i livelli di velocità (4). 256 gare quindi, più i tornei, più le sfide, insomma, era un casino. Ma lo completai, da solo.

Da solo però, perché nell’estate tra il terzo e il quarto anno di liceo accadde una cosa insperata. Quell’estate litigai con Carola in maniera molto profonda, e praticamente non ci parlammo per tutto il quarto anno (poi ridiventammo più amici di prima). E quell’estate Carola riuscì a portarsi dalla sua parte (e quindi contro di me) gli unici due compagni di classe che potevo considerare veramente amici, cioè quello di Wipeout 3 e un altro (che però lo era molto meno). Dopo un anno ricucii con Carola, ma con loro mai più. Per motivi inesistenti, ma andò così.

Ma io ringrazio il gesto folle di Carola. Se non mi avesse lasciato “da solo” in classe, non avrei fatto amicizia con quei miei compagni di classe che l’anno dopo mi avrebbero portato tra i loro amici, cioè gli SQUOT. Probabilmente non sarei diventato SQUOT, chissà. E quindi grazie per tutto.

E sempre viva Wipeout, comunque.

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Wipeout 2097 – AA.VV.

Un paio di mesi dopo aver comprato il primo Wipeout per PC ed essermi definitivamente invaghito della sua colonna sonora (ma un anno prima di comprarne il cd “ufficiale”, quello di cui ho appena parlato e che mi ha fatto scoprire i Manic Street Preachers) scoprii che l’anno prima era uscito un seguito: si chiamava Wipeout 2097 e c’era anche per pc. Così cooptai mia zia per il classico “tour dei negozi di videogiochi” che mi concedeva ogni tanto: se avevo un videogioco a cui tenevo particolarmente mi accompagnava in giro per tutti i negozi di videogiochi di Catania e se lo trovavo me lo regalava. Il giro classico prevedeva il negozio della mamma di Marti in via Canfora, poi un negozio in via Gorizia, uno in viale Africa, uno in piazza Galatea (l’unico che resiste ancora oggi, credo), uno in via Milo e chissà quanti altri che non ricordo. Ho speso (anzi, ho fatto spendere ai miei genitori e a mia zia) una fortuna in videogiochi, e ogni volta li pregustavo così tanto (mesi, a volte anni) che appena li avevo in mano non smettevo di giocarci finchè non avevo sviscerato ogni singolo bit. Non ho mai lasciato un videogioco a metà, così come un libro. Che, per inciso, per me sono entrambi esempi di arte.

Comunque, Wipeout 2097 era introvabile a Catania, così vidi su una rivista di videogiochi che lo vendevano per corrispondenza (ancora la compravendita su internet non esisteva, stiamo parlando di una vita fa) e quindi lo presi così. Arrivò a casa e ancora prima di giocarci ne ascoltai la colonna sonora. La pregustavo già, avendo letto che comprendeva nomi di enorme calibro, ma per mia grossa delusione i grandi nomi erano solo nella versione per Playstation. Quella per pc era curata soltanto dal solito Cold Storage (ovvero il sound engineer della Psygnosis, la casa produttrice del gioco), e se nel primo gioco aveva fatto un lavoro incredibile, in questo secondo mi lasciò completamente insoddisfatto. Moltissimi anni dopo, invece, riuscii a procurarmi il cd con la colonna sonora, come per il primo Wipeout, e comprendeva anche molte delle tracce della versione per Playstation. Anche in questo caso la qualità è di gran lunga inferiore rispetto a quella del primo capitolo, ma per Herd Killing dei The Future Sound Of London chiunque darebbe un braccio. O almeno, io lo darei.

Wipeout 2097 era molto più bello del primo, molto più rifinito, ma “durò pochissimo”. Intanto quando lo comprai scoprii di avere bisogno di una scheda video 3D, che mi ero sempre rifiutato di comprare fino ad allora; la comprai, giocai e poi pochi mesi dopo aggiornai il pc e il gioco divenne misteriosamente ingiocabile: a differenza di qualsiasi altro videogioco, infatti, la velocità del gioco aumentò con la velocità del processore. E’ una cosa paradossale, perché io tuttora riesco a giocare con giochi dei primissimi anni ’90 senza problemi, e Wipeout 2097 invece si è rivelato ingiocabile (anche se è anni che non ci riprovo e magari ora qualcuno ha trovato una soluzione). Peccato, perché era splendido. Anche se la colonna sonora non era poi un granchè.

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Wipeout The Music – AA.VV.

Sarò eternamente riconoscente al catalogo dei Magazzini Nannucci perché senza di esso non sarei riuscito a possedere, quantomeno in epoca pre-internet, alcuni dischi difficilmente trovabili all’epoca, come Remix ’94 degli 883 o come il disco in questione, ovvero “la colonna sonora di Wipeout”.

Era passato ormai un anno dalla scoperta di quel fantastico videogioco e soprattutto della ancora più fantastica colonna sonora; al videogioco non c’avremmo più giocato (il fratello di Ale lo rivendette poco dopo) se non fino a qualche mese fa, quando riuscii a trovarlo in versione digital download per la PS3, ma “intatto” nella sua grafica oramai antica, mentre la colonna sonora la ascoltai per mesi. Rispetto alla versione per Playstation, però, mancava qualche traccia, e così quando vidi sul catalogo dei Magazzini Nannucci che esisteva un cd chiamato “Wipeout – The Music” pensai che sarebbe stata una scelta interessante. Fu molto di più: fu una delle scelte che mi cambiò la vita.

Il cd mi arrivò una mattina e il portiere lo consegnò a me ed alla mia famiglia mentre stavamo andando nella campagna dei miei nonni a passare la giornata estiva. Avevo ordinato la colonna sonora di Wipeout ed il cd singolo di Viaggio Al Centro Del Mondo degli 883, che anticipava l’album Grazie Mille che sarebbe uscito il 23 ottobre. Spacchettai il cd direttamente nella casa in campagna dei miei nonni e ricordo che dentro c’era un foglietto che pubblicizzava il videogioco, con l’immagine di due videogiocatori “feriti” a causa del gioco. Ero decisamente piccolo allora e trovai l’immagine violenta per la mia età, così, per paura che i miei mi sequestrassero tutto, accartocciai questo foglietto e lo gettai tra gli alberi. Poi vidi che c’erano tutte e tre le tracce che mancavano nella versione del pc, insieme ad altre nove. Iniziai ad ascoltarlo la sera, a casa.

La prima delle tre tracce “mancanti”, Afro Ride dei Leftfield, non mi è mai piaciuta tantissimo. Ha un bel ritmo, vero, ma non mi ha mai fatto impazzire. La seconda invece è Chemical Beats dei Chemical Brothers, ed è in assoluto la prima canzone loro che io abbia mai ascoltato. Mi piaceva molto, e quando poi uscì Hey Boy Hey Girl ne comprai anche il singolo, e poi feci mia una terza loro canzone, qualche mese dopo (ci tornerò). Soltanto anni dopo sarei diventato un fan vero e proprio del gruppo. E infine, la terza traccia era la bellissima Petrol degli Orbital, tutt’ora uno dei picchi più alti mai raggiunti dalla musica elettronica. Rumore, apparentemente, ma in realtà un pezzo magico.

E poi dentro c’erano vari altri pezzi, più o meno elettronici, due dei quali hanno un posto speciale nel mio cuore (e uno addirittura nella mia vita). Il primo pezzo è un remix di Blue Monday dei New Order a cura di un certo Hardfloor. Ora, metto le mani avanti: io non sopporto la musica anni ’80, soprattutto l’elettronica (anche se il pop all’epoca, un po’ come oggi, era molto “elettronicizzato”); mi dà proprio fastidio il suono. E Blue Monday, nella sua versione originale, è quanto di più anni ’80 si possa immaginare (e quindi, per me, schifo). Se non fosse che questo remix, pur ricalcando abbastanza fedelmente la canzone originale, la ricostruisce completamente, rendendola, come scrissi una volta, “sempre attuale”. E’ un remix che ha quasi vent’anni, è vero, ma per me potrebbe essere stato realizzato anche ieri. Ha un crescendo lunghissimo e poi tutta la parte cantata dalla voce è filtratissima, è pieno di ripartenze ed in generale per me è un capolavoro.

E c’è un altro pezzo, forse meno bello ma più “importante”. Il gruppo si chiamava Manic Street Preachers (loro!) ed il pezzo La Tristesse Durera. La canzone mi piaceva anche ma non riuscivo a capirla, perché il cantante sembrava avere una voce bellissima, “sprecata” per un gruppo di musica elettronica, però la musica era sicuramente sintetica, forse le chitarre erano vere ma il resto sicuramente no. Adoravo questo pezzo ma non lo capivo. Finchè più di sei anni dopo il primo ascolto lessi su un blog che si trattava di un remix ad opera dei Chemical Brothers. Effettivamente sull’esterno della custodia del cd non c’era quest’indicazione, ma aprendo il booklet scoprii che in effetti si trattava di un remix. Se non avessi mai letto quel blog (di un utente del forum di Jovanotti) non sarei mai andato a cercare la versione originale della canzone, che mi sorprese così tanto per la sua bellezza da spingermi a saperne di più su questi Manic Street Preachers. Da lì partii col greatest hits, poi con la raccolta di B-sides, poi con la discografia completa e da allora sono usciti cinque nuovi album e loro sono diventati, ma da quasi subito, il mio gruppo preferito, e lo sono tuttora. Ed è buffissimo pensare di aver conosciuto il mio gruppo preferito, nonché il mio primo gruppo rock (fino ad allora non sopportavo niente che avesse chitarre elettriche o batterie in evidenza), a causa di un remix finito in una compilation di musica elettronica che accompagnava l’uscita di un videogioco. Lo stesso videogioco che, in incarnazioni differenti, avrebbe accompagnato gran parte della mia vita.

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